Allarmismi commerciali
Il Corriere della Sera ha segnalato che nel 2011 a causa del calo dei consumi sono cessate 105 mila imprese commerciali, di cui 62 mila al minuto. Il saldo fra le nuove e le cessate è di meno 34 mila, di cui 18.600 al dettaglio. Quest’anno, con il nuovo calo di consumi, la chiusura di imprese commerciali potrebbe arrivare a 150 mila, di cui 65 mila al dettaglio, con un aumento a 20 mila del saldo negativo. Questi dati, che a tutta prima fanno impressione, non indicano una situazione patologica di declino ma una fisiologica di crescita. Occorre fare attenzione al saldo.
10 AGO 20

Il Corriere della Sera ha segnalato che nel 2011 a causa del calo dei consumi sono cessate 105 mila imprese commerciali, di cui 62 mila al minuto. Il saldo fra le nuove e le cessate è di meno 34 mila, di cui 18.600 al dettaglio. Quest’anno, con il nuovo calo di consumi, la chiusura di imprese commerciali potrebbe arrivare a 150 mila, di cui 65 mila al dettaglio, con un aumento a 20 mila del saldo negativo. Questi dati, che a tutta prima fanno impressione, non indicano una situazione patologica di declino ma una fisiologica di crescita. Occorre fare attenzione al saldo. Nel 2011 hanno chiuso 107 mila imprese commerciali, ma ne sono sorte 71 mila di nuove e in luogo dei 18.600 piccoli negozi in meno ci sono nuovi esercizi di grande distribuzione e di discount con la razionalizzazione della rete commerciale. Mentre chiudono esercizi con clientela in diminuzione sorgono nuovi esercizi che offrono beni e servizi tecnologici e prodotti per i nuovi stili di vita dei consumatori: assistenza infermieristica, trasporti, consegne a domicilio, riparazioni.
Soprattutto la tendenza è allo snellimento della catena distributiva. Lo snellimento è connesso all’aumento della grande distribuzione che comporta una riduzione nei passaggi dalla produzione al consumo. Dunque si sviluppa la produttività del commercio. Tutto ciò si traduce in minori costi a vantaggio del consumatore e anche una riduzione dell’evasione fiscale lungo la catena dell’Iva (Imposta sul valore aggiunto), perché la fatturazione è normalmente maggiore nella distribuzione organizzata, rispetto al piccolo commercio in cui i rapporti informali sono più agevoli.